Il tempo della natura

Il tempo della natura

Postato da Apicoltura Casentinese il 27/11/2020
La natura ci parla. Il suo tempo è il nostro tempo.
Un tempo da rispettare, da comprendere, da seguire.

 
Viviamo spesso momenti in cui il ritmo delle cose non è quello auspicato.
A volte siamo in ritardo a lavoro, nel preparare un esame o nell’attesa di un appuntamento importante, passiamo la notte insonne. Altre volte invece non accade niente, tutto scorre piano, come in una domenica di pioggia, in attesa che arrivi presto il lunedì. 

A questi momenti di solito si associano stress, nervosismo, noia, inerzia. 
Una serie di stati d’animo negativi che dipendono sostanzialmente dall’andare “fuori tempo”. 

È una condizione di molti, ma per questo una delle sfide più importanti della nostra società è riuscire a riconoscere il ritmo delle cose e, nei limiti del possibile, assecondarlo.

Possono confermarlo i ballerini, i musicisti, possono ricordarcelo i maestri di yoga, gli psicologi e i corridori, ma chi, meglio della Natura può insegnarci come poter fare?

Dalla rivoluzione attorno al sole all’alternanza del giorno e della notte, dalle stagioni; dalla caduta delle foglie alla marea, dalla Luna al letargo degli animali: tutto ha un tempo da rispettare, da comprendere, da seguire.

Come poter chiedere alle rondini di arrivare in inverno o alle rose di fiorire sotto la neve.
È la ciclicità del mondo e non la possiamo ignorare e il nostro impegno è quello di rispettare il tempo della natura. Farvelo apprezzare. 

Per farlo prendiamo in prestito due parole giapponesi. 
La prima è wabi-sabi, che significa “accettare il naturale ciclo di vita e di morte”; 
la seconda è hanami, più propriamente “godere della fioritura dei ciliegi”. 
Uno spettacolo unico, ma che dura solo due settimane.

Già più di mille anni fa esisteva l’usanza di celebrare la fioritura dei ciliegi come il momento d’inizio della raccolta del riso, predicendo dalla salute degli alberi la generosità futura delle risaie. Nonostante poi la civiltà abbia preso il sopravvento in quasi ogni angolo del pianeta, è straordinario immaginare come ancora oggi milioni di persone attendono un momento preciso, lo rispettano come un diamante prezioso. 

Addirittura, l’Agenzia Meteorologica Giapponese Nazionale si preoccupa di studiare il clima e le gemme per definire la data esatta in cui si vedranno sbocciare. 
E non importa se duri solo qualche giorno, se i petali poi cadranno mischiandosi al fango: loro saranno sempre lì, a stupirsi ogni volta di uno spettacolo che la natura ha regalato.

Noi, senza conoscere il giapponese, crediamo che il wabi-sabi sia il miglior modo per rapportarsi alla nostra terra. E vorremmo davvero che ci fosse un hanami per ogni frutto e per ogni fiore dei nostri campi. 

I contadini da sempre hanno associato i loro gesti allo scorrere delle natura.
Da secoli seguono tradizioni di attesa, hanno imparato a riconoscere il miglior momento per la mietitura e quello per la semina, hanno aspettato la pioggia perché bagnasse il suolo e il sole perché facesse maturare i frutti. 

E anche gli apicoltori, a cui noi siamo molto legati, possono essere annoverati fra quelli che hanno compreso il ritmo delle cose, il tempo delle diverse fioriture, quello per l’impollinazione e per la raccolta del miele.

Perché la verità è che la terra ci parla. 

Ci indica le ore giuste per dormire, come vestirci, cosa mangiare a primavera e cosa in autunno e se la stiamo a sentire è tutto più semplice, naturale.
Perché una volta capito che il suo tempo è il nostro tempo, saremo finalmente in armonia. 
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